Italy
2021
La Via della Moldava
E’ il fiume di Praga, ma è anche il fiume nazionale del popolo ceco ed è soprattutto il fiume di Smetana. Perché se attraversando l’altro simbolo del Paese, il Ponte Carlo, è una melodia generale di acqua, pietra, guglie e luci a rapire il viandante, il celebre compositore ceco Bedrich Smetana (1824-1884) ha saputo catturare nelle note e regalare al mondo la poesia dell’intero corso del fiume, dalla sorgente nella Selva Boema fino all’incontro con l’Elba, poco dopo aver bagnato la capitale.


Sinfonia d'acqua

“La Moldava” (titolo originale “Vltava”, nome ceco del fiume) di Smetana è un poema sinfonico, secondo di sei che il compositore intitolò “Ma vlast”, ovvero “La mia patria”. Metafora della vita, la composizione romantica è un inno alla natura. La musica incalza lo scorrere dell’acqua ed evoca immagini vivide, con ritmi diversi per scorci sempre nuovi. Nell’ordine, la sinfonia descrive:
  • la sorgente
  • il corso del fiume (melodia-ritornello)
  • la caccia nei boschi
  • una festa di nozze contadina
  • la pianura di notte
  • le cascate
  • l’attraversamento trionfale di Praga
  • l’addio (confluenza nell’Elba) 
La melodia-ritornello, che ha reso celebre il poema sinfonico in tutto il mondo, è tratta da un antico canto di pellegrini e quindi evoca l’idea del cammino, del fiume che scorre verso la sua meta. Nell’incedere dell’acqua è quindi possibile leggere anche il cammino dell’uomo verso un obiettivo. E’ un cammino convinto, deciso, carico di speranza che fa di tutto ciò che incontra esperienza, arricchimento.
Il cammino ha sempre una partenza. Nel caso della Moldava la sorgente, nel Parco Nazionale della Selva Boema. O meglio, le sorgenti. Si, perché la Vltava nasce da più sottili corsi d’acqua tra i boschi e due sono le fonti riconosciute: la Moldava fredda e la Moldava calda, che si uniscono poi a formare il fiume nazionale ceco. Per Smetana le sorgenti sono uno zampillare continuo di vita, che scaturisce dalle profondità della madre-terra. Un invito a una riflessione profonda: il nostro essere ci è dato, un dono che viene rinnovato in continuazione, proprio come l’acqua che il fiume riceve senza sosta. Una prospettiva che rende l’osservazione del mondo più consapevole…
Ed ecco i corni che imitano l’abbaiare dei cani, i richiami dei cacciatori, la misteriosa profondità dei boschi. E’ la caccia, è lo stupore che aumenta. Forse una metafora dell’astuzia e la creatività che devono aiutare ad affrontare le sfide della vita.
Altri echeggi, altre note: siamo arrivati alle nozze contadine. Aria di festa, aria di promessa, aria di speranza. Il bello della vita condiviso tra parenti, metafora del bello di una nazione condiviso da un popolo. Il senso di appartenenza, di condivisione appunto: tutti insieme dentro la danza misteriosa della vita…
Basta suoni, basta richiami, basta esaltazioni: è l’ora del silenzio. Nella pianura di notte tutto tace e si fa struggente. Il fiume la attraversa muto e accompagna i ripensamenti dell’uomo che ora riposa e ritorna con la mente ai propri desideri, ai propri obiettivi. Perché solo il desiderio del cuore porta a riprendere il cammino ogni mattina.
Scrosci che ricordano una lotta: sono le cascate che si gettano nel vuoto spumeggianti. Se il fiume è vita, questo suo tratto ricorda drammaticamente il combattimento per ciò cui si tiene, l’atteggiamento coraggioso e un po’ incosciente di chi morde la vita e non la subisce, la scelta ammirevole di chi non si ferma davanti agli ostacoli, anzi si lancia.
Il ritornello arriva poi a descrivere l’ingresso trionfale a Praga. Nell’abbraccio della città dorata il fiume sembra quasi farsi deliberatamente ammirare, in un trionfo festoso che potrebbe anche segnare il culmine del suo percorso, l’arrivo alla meta.
Ma non è così. Abbandonati i palazzi, i monumenti e la teoria di ponti della capitale, ecco che la Moldava non si sottrae al suo destino e prosegue il cammino fino a quando l’accoglieranno le acque dell’Elba. Ecco perché l’ultimo corso del fiume, l’ultimo brano della sinfonia, ha i toni di un addio. Lo si può interpretare come meglio si crede –l’addio a Praga, l’addio alla vita, l’addio all’ideale che fin qui ha alimentato il cammino, l’addio al comando perché da qui in poi sarà un altro fiume a condurre la corsa verso il mare- ma certo la felicità per il compimento della missione è adulterata da una forte nostalgia e svapora in un’aria di mistero. Tornando alla metafora, il mistero della vita.
 

Paesaggi melodici che si specchiano nel fiume

Per quanto la sinfonia di Smetana sia davvero affascinante, accarezzi il cuore e calmi l’anima, stuzzichi l’immaginazione e seduca l’orecchio, il nostro consiglio è, come sempre, di non accontentarvi. Dopo che, grazie all’incantesimo della musica, avete sognato il fiume, preparatevi a vederlo dal vivo, a seguirne il poetico corso tra paesaggi di sogno, certi che la realtà saprà regalare ancora più emozioni del pentagramma.
Come già accennato, la Moldava nasce con una doppia sorgente tra i boschi della Selva Boema, vasta e affascinante zona montuosa della Boemia sudoccidentale, estesa lungo il confine con la Germania e l’Austria. Un paradiso verde, con alte vette, torbiere lucenti, laghi glaciali, fragorose cascate e foreste vergini. Insieme alla zona che si distende ai suoi piedi, detta Posumavi, offre al turista uno degli scorci più belli e rigogliosi della Repubblica Ceca. Oltre ai capolavori della Natura, sono concentrati qui diversi castelli (Kasperk, Svihov, Kratochvile e Rabi) e altri monumenti dell’uomo, inclusa la diga di Lipno che regala l’omonimo lago artificiale, apprezzata area turistico-ricreativa perfetta per le famiglie. In inverno, poi, l’area si trasforma in un gettonatissimo circo bianco per sciatori più o meno esperti, uno dei tanti a disposizione sulle montagne della Selva Boema.
Sempre al genio dell’uomo si deve anche il Canale di Schwarzenberg, vero e proprio monumento d’ingegneria. Il canale, largo appena 4 metri, corre per 44 chilometri lungo il confine ceco-tedesco e ceco-austriaco e collega il corso della Moldava a quello del Danubio. Costruito tra fine ‘700 e inizio ‘800, porta la firma dell’architetto e ingegnere civile ceco Josef Rosenauer, cui fu commissionato dagli Schwarzenberg per poter rifornire Vienna di legname. A impreziosirne il corso, in parte incanalato in un tunnel, due porte in pietra in stile neogotico e napoleonico.
 

Sponde di pace. E di guerra.

Paesaggi tanto rasserenanti, quasi mistici nella loro contagiosa tranquillità, non potevano che accogliere nei secoli inviolabili luoghi di pace. Tra tutti segnaliamo il monastero cistercense di Vyssi Brod, fondato nel 1259 e ancora oggi retto dai monaci che offrono ospitalità, e quello sempre cistercense di Zlata Koruna o Sancta Corona Spinea del 1263, convertito nei secoli a diversi usi civili e industriali e poi restituito all’ordine monastico e all’antico splendore.
Vere e proprie oasi di pace, intorno alle quali però non mancarono qui come altrove di scatenarsi scontri, conflitti e vere e proprie guerre. Terre ambite e minacciate, su cui occorreva sorvegliare con castelli inespugnabili. Ecco allora che la Moldava diventa anche il fil rouge che conduce alla scoperta di manieri e residenze bellissimi, baluardi di una storia spesso turbolenta cui il fiume ha fatto da testimone. Il castello di Rozmberk, tra i più antichi della Boemia meridionale, risale al XIII secolo. Costruito su più livelli, fu impreziosito nei secoli con sempre nuovi interventi. Il castello di Cesky Krumlov non è che la punta di diamante di quel prezioso gioiello che è la città su cui veglia, oggi sotto tutela UNESCO. Il maniero è, dopo il Castello di Praga, il più grande della Repubblica Ceca e tra i più estesi d’Europa. Il castello di Hluboka nad Vltavou è un complesso architettonico straordinario, capolavoro neogotico impreziosito da ben 11 torri e incastonato in un grande parco all’inglese. Più spartano ma altrettanto affascinante, più fortezza che maniero, chiuso nell’abbraccio non di un parco ma di una foresta, il castello di Zvikov fu presumibilmente costruito nei primi decenni del XIII secolo. Il castello di Orlik, maestoso nella sua candida mole, veglia fin dalla seconda metà del XIII secolo sulla Moldava. Tradotto, il suo nome significa “piccola aquila” perché la sua posizione strategica sul fiume ricordava il nido dell’aquila: la vallata ai suoi piedi fu poi alluvionata e ora l’acqua lambisce la fortezza. Il castello di Karlstejn è una delle perle ceche della Burgenstrasse, la Via delle Rocche, che da Mannheim in Germania conduce fino a Praga di rocca in maniero. Tra i più famosi del Paese, non dista molto dalla capitale. Il suo nome (letteralmente “pietra di Carlo”) ricorda che fu fatto edificare da Carlo IV, re di Boemia e imperatore del Sacro Romano Impero, nel 1348 per accogliere i tesori della corona e dell’impero. Il castello di Veltrusy, infine, è celebre per il suo parco, custode di specie botaniche rare ed esotiche, e per la collezione d’arte Lobkowicz, che si fregia tra gli altri anche di opere del Veronese e del Canaletto. L’edificio fu commissionato dai conti Chotek negli Anni Venti del ‘700, in stile barocco-classico.
 

Il fiume non si ferma, fermatevi voi

Tra le altre tappe imprescindibili di questo itinerario storico-architettonico-naturalistico lungo il corso della Moldava, alcune località bagnate dal fiume e consegnate alla storia.
Vysehrad, ovvero la roccia sul fiume, si può dire che faccia parte dello skyline di Praga. Il suo sperone proteso nelle acque della Moldava è un luogo di mistero, legato a numerose leggende ceche, prima fra tutte quella che vuole che da qui la principessa Libuse abbia predetto la futura gloria di Praga. Fu la residenza dei primi duchi di Boemia, attualmente è una cittadella barocca impreziosita dalla rotonda romanica di San Martino e dalla chiesa gotica dei santi Pietro e Paolo. Vysehrad è anche celebre per il suo cimitero, monumento sotto il cielo, dove riposano oltre 600 personaggi illustri della nazione ceca.
Nelahozeves, non lontano dal già citato castello di Veltrusy (che infatti viene anche chiamato castello di Nelahozeves), è un pittoresco villaggio in riva alla Vltava, a una trentina di chilometri a Nord di Praga. Oltre che per il castello, è celebre per aver dato i natali al compositore romantico ceco Antonin Dvorak (1841-1904), quando questa zona era ancora sotto l’Impero Austriaco.
Melnik, nella Boemia centrale, infine, è il traguardo del nostro viaggio. E di quello della Moldava, che da qui in poi si inchinerà al volere, e al corso, del fiume Elba, gettandosi nelle sue acque. Meta battuta dal turismo fluviale, la città storica è anche il cuore della zona vitivinicola boema. Dalla collina su cui sorge il castello è splendida la vista sui vigneti e sulla confluenza della Moldava nell’Elba.
 

Dalla poesia alla geografia

Dopo la magia delle note, l‘incanto dei paesaggi, il fascino della storia occorre rendere onore anche alle caratteristiche geografiche della Moldava, Vltava in ceco, Moldau in tedesco. Ecco qui di seguito, in breve, la sua carta d’identità.
Questo fiume dell’Europa centrale, come visto, scorre interamente su suolo ceco, di cui è il principale corso d’acqua, oltre che il simbolo nazionale. Dopo la sorgente nella Selva Boema il fiume bagna Cesky Krumlov, Ceske Budejovice e Praga per poi confluire nell'Elba (in ceco, Labe) a Melnik. La Moldava è lunga 430 chilometri e ha un bacino di circa 28.000 chilometri quadrati. Alla confluenza ha una portata maggiore rispetto all'Elba, ma vi confluisce con un angolo quasi retto, tanto da sembrare sulle carte geografiche come un affluente. Nell'agosto 2002 un'alluvione del fiume uccise molte persone e causò seri danni.
 
 

Dolce navigare. Tra acqua e … birra

La Moldava più bella è certamente quella vissuta a pelo d’acqua. Una visita a Praga non può prescindere da una crociera sul fiume, a tema culturale e gastronomico. Brevi percorsi turistici che permettono di ammirare la capitale dall’acqua e di vivere la magia del fiume, ma anche escursioni più lunghe che si spingono fino a Melnik o alla diga di Slapy.
Ma l’intero corso della Moldava da Lipno in poi è navigabile, tutto l’anno. Anzi, si può dire che in alcuni punti e in alcune stagioni è piuttosto trafficato. Il tratto più affascinante si trova nella parte superiore del flusso della Moldava Calda, alla fonte del fiume, nella Selva Boema. L’acqua qui si insinua in un paesaggio ancora inviolato, regno di uccelli e fiori spontanei. Le acque, ancora lontane dai centri abitati e a navigazione rigorosamente controllata dalle autorità del Parco Nazionale, sono limpide e trasparenti. I permessi vengono elargiti con il contagocce e le imbarcazioni sono rare.
Ben diversa invece la situazione nel corso inferiore, da Vyssi Brod in poi. Qui sono in molti a cercare refrigerio a bordo di un’imbarcazione. E se non bastasse, a rinfrescarli ci penserà la celebre e apprezzatissima birra ceca. In particolare quella di Ceske Budejovice, patria della più famosa delle bionde ceche: la Budweiser. Il birrificio Budweiser Budvar utilizza solo ingredienti coltivati in loco, acqua pescata da pozzi artesiani profondi più di 300 metri e mastri birrai di tutto rispetto. Visitando lo stabilimento si scopre quanto bene faccia alla birra una sapiente convivenza tra tradizione e innovazione.